Emozioni e sentimenti, vita e libertà,società e riflessioni.
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La poesia si avvicina alle verità essenziali più della storia.(Platone)
Sulla spiaggia cristallina Dalla notte dei tempi Immagini ignote Solcano la mente Dalla sabbia silenziosa Aloni di storia Nascosta in ogni granello Le onde occultano Segreti del tempo Memorabili tragedie Nelle vicende degli uomini Un tempo si arrivava dal mare Dal fondo sbucavano i saraceni E razzolavano le donne Il volto scuro si specchiava boriosamente Nel mare agitato dal concerto di orde Portava nel vento le voci e i sussulti Testimone perenne il mare immortale Di baci rubati , di sesso sfrenato Di incontri galanti, di amori vibranti E il fragore delle onde spumose sfondo stregato di echi andati
privi di suoni , persi nei secoli E il mio sguardo si perde nel tempo E l’acqua riflette il profondo
La nostra terra è il meridione ricca di storia gloriosa Provenienti da ogni parte del mondo I nostri Padri Fenici,Greci,Normanni Angioini,Asburgo,Borboni fecero grande questa terra Stirpi estinte nel tempo finito ma ancora vive nei nostri occhi la storia è dentro di noi in ogni angolo di questa terra con il sole in bocca ed il mare negli occhi Ti amiamo terra bella e maledetta uomini illustri sono nati dalle tue viscere uomini di merda vi son cresciuti ti hanno calpestata,ferita a morte mafia, camorra ,ndrangheta le piante malvage hanno scavato a fondo hanno reso questo giardino teatro di sangue, lotte e fucili orde maligne di uomini senza onore bruciano la nostra illustre storia Voglia di riscatto e voglia di cambiare Peppino Impastato, il coraggio I suoi primi cento passi Contro la “montagna di merda” A noi l’ardire degli altri mille E la nostra terra rifiorirà Come una venere superba Che rinasce a nuova vita.
PEPPINO IMPASTATO: " Mio padre, la mia famiglia, il mio paese!!! Io voglio fottermene! Io voglio scrivere che la mafia è una montagna di merda! Io voglio urlare che mio padre è un leccaculo! Noi ci dobbiamo ribellare. Prima che sia troppo tardi! Prima di abituarci alle loro facce! Prima di non accorgerci più di niente"
LEGGENDO QUESTE PAROLE HO AVUTO DEI BRIVIDI... SONO QUESTI GLI UOMINI CHE LA SOCIETA' DEVE RICORDARE, SONO QUESTI GLI ESEMPI DA PORTARE TRA I GIOVANI.
Peppino Impastato viene assassinato il 9 maggio 1978, qualche giorno prima delle elezioni e qualche giorno dopo l'esposizione di una documentata mostra fotografica sulla devastazione del territorio operata da speculatori e gruppi mafiosi: il suo corpo è dilaniato da una carica di tritolo posta sui binari della linea ferrata Palermo-Trapani.
Peppino è morto per colpa della mafia, ma è stato riconosciuto solo qualche anno fa. Lui voleva un paese libero dall’oppressione mafiosa per questo si inventò radio Aut, una radio in cui venivano trasmesse ironicamente le vicende di Don Tano, il boss di Cinisi.
Pensieri incalzanti Nel vuoto sottostante rimbalzano dentro Gocce di tristezza a fiotti schizzano Nè il solco di questo sconosciuto amore Riempie la vita che ti passa accanto Nel frastuono smorzato strappi i fili e chiudi i sensi vuoi perdere i ricordi affidarli al vento che li porterà in alto e li regalerà alle nuvole peregrine Tra le braccia del cielo le gocce di tristezza scintillano nelle luci d’infinito le guardi con il vuoto negli occhi mentre io invano ti cerco all’orizzonte tra le macerie degli ultimi sprazzi di un dolce sole in agonia vorrei bere avidamente alla fonte della tristezza deglutirle tutte goccia dopo goccia mentre trema il respiro e lentamente fluisce questo amaro silenzio inesorabile verso il mare tra le lacere vele d’amore.
Paura e angoscia della notte serrata pianto delle donne sulla neve candida accanto ai corpi dei loro uomini uccisi il lamento dei lupi nel vento delle tenebre accerchiati nel suono cupo dello scempio la brama di speranza dormiva entro l’orrore Solo le loro bocche chiuse gridavano mute “il nostro sangue non sia vuoto, rifioriamo dalla morte nei nostri corpi avvolti dai teli della patria nostra alzati e risplendi stirpe porgi onore ai tuoi morti
figli della terra diletta
batta il vostro cuore dentro il petto” Con occhi lucidi e cuore in gola,i lupi attraversarono il fiume in piena ululando all’impazzata le grida stridule della speranza oltre l’orrore, lacerato E il cuore d’improvviso ricominciava a battere
ONORE A TUTTI I PARTIGIANI,AI SOPRAVVISSUTI E A QUELLI CHE HANNO VERSATO IL LORO SANGUE PER FARCI VIVERE IN UN PAESE LIBERO.
ANTIFASCISTA SEMPRE!!!
Questo testo l'ho già pubblicato in questo blog,poco dopo l'apertura di questo spazio lo ripropongo perchè mi sembra adeguato a celebrare il 25 aprile. Inoltre "Partigiani", insieme ad un altro testo "Brivido" sempre già pubblicato in questo blog, è stato pubblicato nella sezione inediti di una rivista letteraria "L'ortica" di Forlì nel 2009. Devo ringraziare per questo bellissimo evento un carissimo amico, Giovanni Spagnoli,che leggendo le mie poesie le ha segnalate alla direzione della rivista. Giovanni Spagnoli, forlivese di nascita, è uno scrittore di grande esperienza, sia di romanzi, sia di racconti che di teatro. La sua scrittura è viva e spumeggiante, cattura il lettore coinvolgendolo nell'essenza viva dei suoi personaggi. A questo link trovate il suo ultimo libro Ho conosciuto Giovanni Spagnoli sul web per la stessa passione politica che ci accumuna. Grazie Giovanni!
Lente,lente scorrono le ore Il tempo è inafferrabile In questo dì di aprile L’anima geme Nell’essenza sfrontata Risale la notte Lungo il silenzio Che svela dolci canzoni Fra gli intimi varchi Dei miei respiri Mi sento nube d’aprile Nella dolce tempesta Sospinta dal vento Verso la maestosa vetta Che lacera e sferza, Volteggiando nel ciclone Mi lascio cadere Nel grembo segreto Accogliente e sicuro Senza perimetro M’ adagio tranquilla Sbriciolate le ossa Divento piuma assopita Nell’assenza di giorni migliori
La fioca luce È accesa Nella mente graffiata dal tuo amore vano La gola arsa ingurgita il dolore nel ricordo straziante di giorni strapieni di gelidi diamanti E così appare Il disincanto Disegnato sul tuo volto Di marmo Che la pioggia Non bagna Una vita Un percorso Tante strade si scorgono Dalla finestra aperta Che lascia penetrare L’odore dell’aurora
Nel cielo disfatto Sostano le nuvole A primavera Sopra la terra rinata Nei giardini di primule Sulle colline verdeggianti in attesa di andare oltre il silenzio stanco del cielo
Nubi di passaggio Sospinte dal vento in un dolce soffio latino Vanno in tutte le direzioni cambiano forme mutano colore attenuano il grigio non hanno regole sono libere di sognare Sono pensieri
E i bimbi sovrani erano nei tuoi più sommi pensieri. Popolavano il fulcro del tuo cuore. Gioco leggiadro nei nebbiosi tunnel nelle sponde celesti d’incontro su un confine all’altro della Terra spalancavi il tuo grande cuore alle moltitudini di anime in attesa e sparsi nelle immense folle gli sguardi dei bimbi cercavano gli occhi trasparenti del Papa. Vigoroso amore e tenero calore alla loro vista smisuratamente elargivi le tue mani di padre sulle loro piccole teste i tuoi baci affettuosi sulle loro soffici gote i lemmi rassicuranti da loro intesi il gesto d’amore infinito poscia indelebile nel cuore e negli occhi dei pargoli scolpito permaneva. E i bimbi nel fulgido tuo incanto sempre raggiungevano un porto protetto la piccola mano nella tua restava dolcemente avvinghiata. Ora dalla tua eterna dimora assiduo il tuo piglio li sfiora li serra senza fine nel sorriso divino il tuo protettivo abbraccio immortale
Monito agli uomini lasciasti
a cercare l'amore infinito
negli occhi e nel sorriso
di un bambino
Questo testo l'ho scritto nel 2005 sull'onta di emozione per la scomparsa di Giovanni Paolo II, quasi l'unica figura della Chiesa a cui ho guardato con interesse. Ultimamente , anche per i recenti fatti venuti fuori, il mio dissenso verso la Chiesa cattolica è aumentato. Ma voglio ancora illudermi che, almeno lui, Karol Wojtyla, sia stato davvero una figura diversa, al di sopra di tanti prelati che mi fanno solo "rabbrividire". La pubblico nel quinto anniversario della sua morte e nella speranza che i BAMBINI possano davvero essere in cima ai pensieri di tutti per la loro salvaguardia. E' sempre brutto quando si fanno cose cattive verso gli uomini, ma quando si toccano i bambini io divento peggio delle "belve".
Stendo fra lenzuola stanche I miei sfiancati pensieri Volevo riporli nell’armadio Non sono voluti entrare Ho provato nel cassetto accanto al letto Era già pieno di cianfrusaglie E li ho lasciati liberi Mine vaganti nel tempo Pezzi di vetro in frantumi Pensieri sconnessi Pensieri incerti Pensieri ribelli Hanno respirato la notte buia E attraversato i sentieri strozzati Nella nebbia leggera Di questi giorni di Marzo nei giardini vestiti d'erba nuova e si sono consumati lentamente come ceri sui sepolcri dipinti distesi in quel luogo sospeso senza attesa del tempo senza fuoco, senza luce senza tormento in uno splendido silenzio
Le onde pallide e diafane bagnate di pioggia il gelo sul volto brucia la pelle il vento madido sparge i capelli la bruma marina ghiaccia gli occhi Andare a scrutare con illusione Il mio mare d’inverno non è servito a dilatare i pensieri chiusi nel mio limbo che riporto dentro nella mente di latta neppure l'amore del mare mi invade
Esisto senza che io lo sappia Morirò senza sapere se vivo o esisto Vortici sotto i piedi annunciano Brandelli di tedio malfermo Stanchezza di me stessa Oggettivamente e soggettivamente Dalla finestra guardo lassù Con occhi distesi e asciutti È uno squarcio nel nero della giornata Un buco tra le nuvole livide Estraneo tra le matasse opache Riflette l’azzurro al di là
Nel corso della mia vita ho "scarabocchiato" qua e là pensieri,il più delle volte in versi.Ancora oggi non ho perso "il vizio" di scrivere pensieri che nascono dal profondo, trascendente ed empirico fusi in emozioni che prendono forma...
Li offro a voi per condividere insieme i percorsi dell'animo umano...Grazie!!!